Litoterapia · scheda della pietra

Ossidiana nera

Ossidiana nera è una pietra nero, legata per tradizione a protezione, radicamento, lasciar andare.

Ossidiana nera, un esemplare levigato

L'essenziale

Famiglia
Vetro vulcanico
Composizione
Ricca di silice (variabile)
Sistema cristallino
Amorfo
Durezza (Mohs)
5–5.5
Colore
Nero, a volte con riflessi
Chakra
Radice
Elementi
Terra/Fuoco
Zodiaco
Scorpione

Ossidiana nera, secondo la tradizione

L’ossidiana nera è nata dal vetro vulcanico, liscia e profonda come uno specchio scuro, e la tradizione la considera una custode dei confini. Le si attribuisce il dono di aiutarti a tracciare un contorno chiaro quando l’atmosfera intorno a te si fa pesante, come uno scudo discreto che tieni vicino a te. È una pietra di radicamento che molti portano in tasca per sentirsi più solidi nei momenti di tensione. Tienila con te per tutta la durata di una situazione delicata, oppure stringila durante una meditazione breve per affermare ciò che scegli di lasciare andare. Il suo nero ti invita a tornare a te stessa, assestata e ben piantata a terra.

Affermazione“Mantengo confini sani.”

Non è un cristallo: è vetro vulcanico

Quando una lava ricchissima di silice incontra l’aria o l’acqua, si blocca prima che i suoi atomi abbiano il tempo di ordinarsi: resta un vetro, amorfo come quello delle finestre, ma naturale. L’ossidiana non è dunque un minerale e tanto meno un cristallo: è un mineraloide, e questo non le toglie nulla. La sua frattura concoide, a conchiglia, produce spigoli di finezza estrema.

Le varietà nascono dalle inclusioni: l’ossidiana fiocco di neve deve le sue macchie grigie alla cristobalite, quella arcobaleno i riflessi a inclusioni microscopiche che diffrangono la luce, e le «lacrime di Apache» sono noduli arrotondati liberati dalla roccia. I giacimenti seguono i vulcani: Messico, Armenia, Islanda, Etiopia, ovest degli Stati Uniti e, nel Mediterraneo, le isole italiane.

Lipari, Monte Arci e le prime rotte commerciali

Nel Neolitico l’ossidiana era la materia più preziosa del Mediterraneo, e quasi tutta partiva da quattro fonti: Lipari nelle Eolie, il Monte Arci in Sardegna, Palmarola nelle isole Pontine e Pantelleria. Gli archeologi ne ritrovano schegge a centinaia di chilometri dai vulcani d’origine, e proprio seguendo quelle schegge hanno ricostruito alcune delle più antiche rotte di scambio conosciute.

Il nome arriva da Plinio il Vecchio, che ne attribuisce la scoperta a un certo Obsius, in Etiopia. Fra gli Aztechi arma i guerrieri ed equipaggia gli indovini: Tezcatlipoca, lo «specchio fumante», ne porta il nome. Uno specchio azteco di ossidiana, portato in Europa dopo la conquista, finì nel Cinquecento nelle mani di John Dee, astrologo della regina Elisabetta; oggi è al British Museum.

Come usare ossidiana nera

Tasca quando l’atmosfera è pesante; una meditazione breve.

Pulizia

Un risciacquo, fumigazione, suono.

Ricarica

La terra, luce della luna; intenzione.

Domande frequenti

L’ossidiana si può bagnare?
Sì: è vetro, l’acqua non le fa niente e un bagno breve non pone problemi. I suoi nemici sono gli urti, che scheggiano gli spigoli, e gli sbalzi bruschi di temperatura, che possono farla fessurare. Maneggia con rispetto i pezzi grezzi: i bordi tagliano davvero.
È vero che taglia più di un bisturi?
Una lama appena scheggiata ha un filo più sottile di quello di un bisturi d’acciaio, ed è la ragione per cui l’umanità l’ha usata per millenni. È anche fragile, però: quel filo si consuma in fretta. Le schegge preistoriche che vediamo nei musei erano usa e getta, sostituite di continuo.
Ossidiana fiocco di neve, arcobaleno, mogano: che cosa cambia?
Solo le inclusioni. I fiocchi bianchi sono cristobalite cresciuta nel vetro; i riflessi arcobaleno vengono da minuscole inclusioni orientate che diffrangono la luce; le venature rosse del mogano sono ossidi di ferro. La materia di base resta la stessa lava raffreddata di colpo.
Perché si dice che sia una pietra esigente?
Perché la tradizione la racconta come uno specchio che non addolcisce nulla, e consiglia di frequentarla poco alla volta. L’immagine viene dritta dritta dalla sua storia di utensile: per millenni è stata ciò che taglia meglio al mondo, e il simbolo ha semplicemente seguito la lama.

Fonti

  • Judy Hall, The Crystal Bible, Godsfield Press, 2003.
  • Robert Simmons & Naisha Ahsian, The Book of Stones, North Atlantic Books, 2007.