Litoterapia · scheda della pietra

Granato (almandino)

Granato è una pietra rosso, legata per tradizione a energia, fiducia, radicamento.

Granato (almandino), un esemplare levigato

L'essenziale

Famiglia
Gruppo dei granati
Composizione
Fe₃Al₂(SiO₄)₃ (almandino, variabile)
Sistema cristallino
Cubico
Durezza (Mohs)
6.5–7.5
Colore
Rosso, bordeaux
Chakra
Radice
Elementi
Fuoco
Zodiaco
Capricorno

Granato, secondo la tradizione

Il granato porta il rosso profondo del fuoco interiore, una tonalità bordeaux che la tradizione collega alla radice e allo slancio vitale. Lo associano alla forza di andare avanti, all’energia che alimenta la fiducia e nutre la determinazione. Il suo colore denso e caldo richiama la brace, ciò che anima e mette in movimento. Tienilo come gioiello o in tasca nei giorni in cui insegui un obiettivo o ti prepari a uno sforzo. Tienilo in mano un istante prima di lanciarti, come un promemoria della tua forza tranquilla.

Affermazione“Avanzo con forza.”

Una famiglia, più che una pietra

Dire «granato» significa nominare un intero gruppo di silicati che condividono la stessa architettura cristallina cambiando gli ingredienti: magnesio per il piropo, ferro per l’almandino, manganese per la spessartite, calcio per grossularia e andradite. Ne esce una tavolozza che va dal rosso profondo al verde acceso della tsavorite, passando per l’arancio mandarino.

Il nome viene dal latino granatum: i piccoli cristalli rossi stretti nella roccia ricordavano i chicchi della melagrana. I piropi di Boemia hanno fatto la gloria dei gioiellieri dell’Ottocento; oggi India, Sri Lanka, Madagascar e Mozambico riforniscono il mercato. Il granato meno elegante finisce come abrasivo: la carta vetrata «al granato» dei falegnami è lui.

Il carbonchio, Sutton Hoo e le valli del Piemonte

Il granato è il carbonchio dei testi medievali, quella pietra rossa che si diceva brillasse nel buio: una leggenda talmudica racconta perfino che l’arca di Noè fosse illuminata da un carbonchio appeso. Gli orafi anglosassoni ne fecero meraviglie a cloisonné, come testimoniano i gioielli del tesoro di Sutton Hoo, nel VII secolo.

Le Alpi occidentali hanno la loro varietà celebre: i granati grossularia di colore miele della Val d’Ala, in Piemonte, sono un classico dei cataloghi mineralogici ottocenteschi e si trovano ancora nelle vetrine dei musei europei. Kunz riporta invece nel 1913 un episodio più duro: nel 1892, in Kashmir, alcuni combattenti hunza spararono sulle truppe britanniche proiettili intagliati nel granato, convinti che ferissero più sicuramente del piombo.

Come usare granato

Gioiello, obiettivi, sport.

Pulizia

Acqua corrente, fumigazione, suono.

Ricarica

Sole dolce, terra; intenzione.

Domande frequenti

Il granato si può bagnare?
Sì, tranquillamente: durezza fra 6,5 e 7,5, nessuna sfaldatura marcata, colore stabile. Acqua tiepida e sapone neutro ravvivano subito lo splendore. L’unica accortezza riguarda gli sbalzi termici bruschi, che possono far partire una frattura nelle pietre molto incluse.
Esistono granati che non sono rossi?
Moltissimi. La famiglia copre l’arancio della spessartite, il verde della tsavorite e del demantoide, il miele della grossularia, il rosa e il violaceo della rodolite. Il rosso profondo dei gioielli antichi è solo la sua faccia più nota, quella di piropo e almandino.
Granato o rubino: come li distinguo?
Dalla durezza e dal fuoco. Il rubino è un corindone, durezza 9, e mostra un rosso più acceso con fluorescenza sotto ultravioletti; il granato è più tenero e ha spesso un rosso che vira al bruno o al violaceo. Un gemmologo li separa in pochi secondi con il rifrattometro.
Perché la tradizione lo lega alla costanza?
Perché ci legge un fuoco particolare: non la fiammata, la brace. Quella che tiene tutta la notte e permette di ripartire al mattino. È la pietra che la litoterapia racconta per i progetti lunghi e gli inverni che si attraversano un passo alla volta, non per gli slanci improvvisi.

Fonti

  • Judy Hall, The Crystal Bible, Godsfield Press, 2003.
  • Robert Simmons & Naisha Ahsian, The Book of Stones, North Atlantic Books, 2007.