Litoterapia · scheda della pietra

Labradorite

Labradorite è una pietra grigio, legata per tradizione a protezione, intuizione, creatività.

Labradorite, un esemplare levigato

L'essenziale

Famiglia
Feldspato plagioclasio
Composizione
(Ca,Na)(Al,Si)₄O₈
Sistema cristallino
Triclino
Durezza (Mohs)
6–6.5
Colore
Grigio, riflessi iridescenti
Chakra
Terzo occhio
Elementi
Acqua/Aria
Zodiaco
Sagittario

Labradorite, secondo la tradizione

La labradorite è la pietra della soglia, quella che protegge mantenendo la mente aperta. La tradizione la lega a un’intuizione vigile e a quel modo di sostenere i propri confini senza chiudersi agli altri. Il suo grigio discreto nasconde riflessi blu e verdi che si accendono a seconda dell’angolo della luce, come un’aurora custodita dentro la pietra. Portala come gioiello, infilala in una sacchetta, tienila in meditazione per ascoltare ciò che si muove dentro di te. Accoglila quando navighi tra apertura e protezione, e lascia che ti ricordi che puoi restare accogliente senza perderti.

Affermazione“Sostengo i miei confini restando aperta.”

Un riflesso che non è un colore

La labradorite appartiene ai plagioclasi, i feldspati che compongono buona parte della crosta terrestre. Il suo lampo azzurro e dorato non è un pigmento: la pietra è fatta di lamelle microscopiche alternate, e la luce che vi rimbalza dentro interferisce con se stessa, come sulla pellicola di una bolla di sapone. Per questo il colore cambia con l’angolo e sparisce se giri la pietra.

Il fenomeno si chiama labradorescenza e fu descritto nel 1924 da Bøggild: le lamelle sono spesse circa 150 nanometri, quanto basta per scomporre la luce. Il giacimento storico è sulla costa del Labrador, in Canada; il Madagascar fornisce oggi la maggior parte dei pezzi da banco, e la Finlandia produce una varietà scura dai riflessi accesi, la spettrolite.

Aurore prigioniere e trincee finlandesi

Furono missionari moravi a descriverla nel 1770, sull’isola di Paul, in Labrador; gli Inuit la conoscevano da molto prima. La loro leggenda racconta che alcune aurore boreali restarono imprigionate nella roccia della costa e che un cacciatore le liberò con un colpo di lancia: quelle che non riuscì a liberare brillano ancora dentro la pietra.

La spettrolite finlandese ha invece un’origine molto meno poetica. La si scopre nel 1940 nel sud-est del paese, scavando fortificazioni anticarro; il geologo Aarne Laitakari le dà il nome, e da allora la cittadina di Ylämaa ne ha fatto la propria specialità. Due ritrovamenti, due epoche, la stessa luce che si accende soltanto se ti muovi.

Come usare labradorite

Gioiello (attenzione agli urti), meditazione, una sacchetta.

Pulizia

Fumigazione, suono; un rapido risciacquo con acqua va bene, poi asciugala.

Ricarica

Luce di luna; intenzione; evita il sole prolungato.

Domande frequenti

Perché la mia labradorite non brilla?
Perché la labradorescenza ha un suo angolo. Le lamelle interne rimandano la luce in una direzione precisa: inclina lentamente la pietra sotto una lampada o vicino a una finestra e il lampo comparirà. Se non compare mai, il taglio non ha seguito l’orientamento giusto, cosa frequente nei ciottoli levigati alla rinfusa.
La labradorite si può bagnare?
Un risciacquo veloce sì, i bagni lunghi meglio di no. È un feldspato con sfaldature ben marcate: l’acqua non la scioglie, ma può insinuarsi nelle fessure, e un colpo la spacca proprio lungo quei piani. Asciugala subito e tienila lontana dalle vaschette a ultrasuoni del gioielliere.
Che differenza c’è con la spettrolite?
È labradorite anche lei, ma finlandese e su fondo quasi nero, con riflessi che coprono tutto lo spettro invece del solo azzurro. Il nome è commerciale, non mineralogico. Costa di più perché il giacimento è piccolo e la resa in pezzi ben orientati resta bassa.
E la «pietra di luna arcobaleno»?
Quasi sempre è labradorite bianca. Il nome è poetico e diffuso sui banchi, ma la mineralogia è diversa da quella della vera pietra di luna, che è un ortoclasio. Non è un inganno, è gergo di mercato: chiedi il nome mineralogico e saprai che cosa stai comprando.

Fonti

  • Judy Hall, The Crystal Bible, Godsfield Press, 2003.
  • Robert Simmons & Naisha Ahsian, The Book of Stones, North Atlantic Books, 2007.