Litoterapia · scheda della pietra

Agata pizzo blu

Agata pizzo blu è una pietra blu chiaro, legata per tradizione a comunicazione, calma.

Agata pizzo blu, un esemplare levigato

L'essenziale

Famiglia
Calcedonio (agata)
Composizione
SiO₂
Sistema cristallino
Trigonale
Durezza (Mohs)
6.5–7
Colore
Blu chiaro, a bande
Chakra
Gola
Elementi
Aria/Acqua
Zodiaco
Gemelli

Agata pizzo blu, secondo la tradizione

L’agata pizzo blu è la pietra della parola dolce. La tradizione la lega alla gola, dove le parole prendono forma, e a una comunicazione più calma e pacata. Il suo blu latteo, attraversato da fini trine chiare, ricorda un cielo che si è rasserenato dopo il temporale. Tienila con te prima di prendere la parola o prima di uno scambio delicato. Stringila in mano quando vuoi dire le cose senza fretta.

Affermazione“Comunico con calma.”

Tempo impilato, a fette sottilissime

Un’agata è un calcedonio a bande: quarzo microcristallino depositato strato dopo strato da acque ricche di silice che circolano nelle cavità di una roccia vulcanica. Ogni banda racconta un episodio di deposito, e il «pizzo» che vedi è letteralmente tempo impilato, tagliato a fette sottili.

Ciò che rende speciale l’agata pizzo blu è la sua geografia: quasi tutta la produzione mondiale è uscita da un solo giacimento, nella fattoria di Ysterputs, nel sud della Namibia, individuato negli anni Sessanta. Il filone si è in gran parte esaurito e la pietra si fa più rara di anno in anno. Il suo azzurro resta discreto: un pizzo blu acceso, nei fatti, è quasi sempre tinto.

Il fiume Achate, in Sicilia

L’agata, come famiglia, è una delle compagne minerali più antiche dell’umanità, e il suo nome è siciliano di origine: Teofrasto la battezza dal fiume Achate, identificato dalla tradizione con l’attuale Dirillo, diversi secoli prima della nostra era. Cammei, sigilli e coppe di agata attraversano tutta l’antichità classica.

Il pizzo blu, però, è un’arrivata di ieri: sconosciuta ai lapidari antichi, entra in scena solo con la scoperta namibiana del Novecento. La sua tradizione si è dunque scritta in pochi decenni, ricalcando il linguaggio dei colori: azzurro pallido, quindi gola, quindi parola. È un bell’esempio di come la litoterapia contemporanea fabbrichi le proprie corrispondenze.

Come usare agata pizzo blu

Prima di un appuntamento, prima di prendere la parola; gioielli.

Pulizia

Un risciacquo, fumigazione, suono.

Ricarica

Luce della luna; intenzione.

Domande frequenti

L’agata pizzo blu si può bagnare?
Sì, è un calcedonio: durezza vicina a 7, insolubile, tranquillo sotto l’acqua corrente. Evita il sale, che col tempo attacca le microfratture fra le bande, e i detersivi. Un panno morbido riporta subito la lucidatura al suo posto.
Come capisco se è tinta?
Dal colore. L’agata pizzo blu naturale ha un azzurro pallido, quasi lattiginoso, con bande bianche e grigie ben visibili. Un blu vivo e saturo, uniforme fin dentro le venature, indica quasi sempre una tintura. Non è un dramma, ma il prezzo dovrebbe rifletterlo.
Perché costa più di altre agate?
Perché viene praticamente da un giacimento solo, in Namibia, ormai in gran parte esaurito. Le agate colorate si trovano ovunque nel mondo, questa no. La rarità del filone spiega il prezzo molto più della moda.
A che cosa la associa la tradizione?
Alla gola e alla parola misurata: la si racconta come la pietra di chi deve dire qualcosa di delicato e cerca il tono giusto. È un’associazione recente, nata dal colore più che dai testi antichi, e sapere che è giovane non le toglie nulla: resta un promemoria molto concreto prima di una conversazione difficile.

Fonti

  • Judy Hall, The Crystal Bible, Godsfield Press, 2003.
  • Robert Simmons & Naisha Ahsian, The Book of Stones, North Atlantic Books, 2007.