Tarocchi

Quali tarocchi scegliere per iniziare: Marsiglia, Rider-Waite o oracolo

Questa guida fa parte della serie I tarocchi spiegati: le 78 carte, la storia e come leggerle come uno specchio (parte 6 di 7).

Per iniziare, hai davanti tre famiglie. Il Rider-Waite-Smith illustra tutte e 78 le carte con delle scene, il che lo rende più facile da leggere fin dal primo contatto. Il Tarocco di Marsiglia lascia gli arcani minori senza scena (denari e coppe allineati in un motivo geometrico), il che richiede più memoria ma regala una struttura simbolica molto solida. Gli oracoli, invece, non hanno una struttura fissa: libertà totale, ma nessun quadro su cui appoggiarsi. La scelta giusta dipende dal tuo modo di imparare, non da un destino. Il «mazzo che ti sceglie» e il divieto di comprarlo da soli sono leggende commerciali, non regole.

Di Jade Nohemia 7 min di lettura

Sei davanti a uno scaffale di carte, o davanti alla pagina di un negozio online, e sei indecisa o indeciso. Si somigliano tutti eppure ti dicono che sono molto diversi. Questa pagina esiste per aiutarti a decidere, senza venderti niente: nessun marchio sponsorizzato, nessun link d’acquisto, solo il necessario per scegliere con cognizione di causa. Esistono tre grandi famiglie, e la scelta giusta dipende da te, dal tuo modo di imparare, non da un segno del destino.

Prima di confrontarle, un’onestà di fondo. I tarocchi sono uno strumento simbolico di introspezione. La loro storia culturale è documentata: nascono come gioco di carte nell’Italia del Quattrocento, un percorso che lo storico Michael Dummett ha ricostruito con precisione. Il loro uso divinatorio, invece, arriva molto più tardi, verso la fine del Settecento. Una stesa è uno specchio che ti tendi per guardarti meglio, mai un verdetto su ciò che accadrà. Tieni a mente questa bussola: cambia il modo di scegliere un mazzo, perché non stai cercando un oggetto «potente», stai cercando un linguaggio in cui ti senti a tuo agio.

Le tre famiglie, senza giri di parole

Il Rider-Waite-Smith: illustrato, quindi leggibile da subito

Pubblicato a Londra nel 1909, questo mazzo è stato ideato da Arthur Edward Waite e disegnato da Pamela Colman Smith, le cui iniziali danno oggi la «S» che si aggiunge al nome. La sua rivoluzione sta in un’idea semplice: illustrare tutte e 78 le carte, arcani minori compresi. Dove i mazzi antichi si limitavano ad allineare le figure geometriche per il Cinque di Coppe, Smith ha dipinto una scena, un uomo avvolto in un mantello nero che osserva tre coppe rovesciate, senza vedere le due rimaste in piedi alle sue spalle.

Questa scena racconta già qualcosa. Puoi descrivere quello che vedi, il lutto, il rimpianto, ciò che comunque resta, e leggi quasi correttamente ancora prima di aprire un libro. Per chi comincia, è prezioso: la carta ti tende la mano. Waite ha accompagnato il mazzo con una guida, The Pictorial Key to the Tarot, dove pone lui stesso la giusta cautela: le immagini valgono per ciò che risvegliano, non per una previsione meccanica. È il mazzo più diffuso al mondo, quindi quello per cui trovi più risorse, ed è la base della maggior parte delle carte che incontrerai altrove.

Il Tarocco di Marsiglia: essenziale, quindi strutturante

Più antico nella sua forma, fissato in Francia a partire dal Seicento, il Tarocco di Marsiglia fa la scelta opposta. I suoi 22 arcani maggiori sono riccamente illustrati, ma i suoi arcani minori no: il Sette di Denari è semplicemente sette denari disposti a motivo, senza personaggio né racconto. Niente da «leggere» sull’immagine, quindi tutto da capire attraverso la struttura, il numero, il colore, la famiglia.

È più impegnativo all’inizio, e proprio in questo sta il suo valore. Il Marsiglia ti costringe a pensare in termini di numeri (la progressione dall’uno al dieci), di semi (bastoni, coppe, spade, denari) e di dinamiche, invece di aggrapparti a una scena. Alejandro Jodorowsky, che ha dedicato al Marsiglia un lavoro considerevole ne La via dei tarocchi, vi vede meno uno strumento di previsione e più uno strumento di conoscenza di sé, quasi un alfabeto dell’anima. Molti arrivano al Marsiglia dopo il Rider-Waite, per passare dalla lettura di immagini alla lettura di strutture.

Gli oracoli: liberi, quindi senza quadro fisso

Un oracolo non è un mazzo di tarocchi. Niente 78 carte, niente divisione tra maggiori e minori, niente semi elementali condivisi. Ogni oracolo è un sistema autonomo, inventato dal proprio autore, con un numero di carte e temi propri. L’oracolo di Belline ne è un esempio storico, e ogni anno ne nascono centinaia di nuovi. La loro forza è la dolcezza: spesso molto illustrati, spesso rassicuranti, senza una grammatica pesante da memorizzare. Il loro limite è esattamente l’opposto: quello che impari su un oracolo non si trasferisce, né verso un altro oracolo, né verso i tarocchi. Ricominci da zero a ogni mazzo. Se l’idea di imparare un linguaggio non ti attira e cerchi solo un compagno di riflessione, un oracolo divinatorio va benissimo.

Per quale profilo è adatto ciascun mazzo?

Vuoi poter pescare una carta stasera e dirne qualcosa di sensato senza aver studiato niente: il Rider-Waite-Smith. Ami i sistemi, i numeri, l’idea di una grammatica da padroneggiare nel tempo, e non hai paura di un inizio più lento: il Tarocco di Marsiglia. Non cerchi di imparare un linguaggio ma un oggetto dolce per scandire le tue giornate, senza vincoli: un oracolo. Nessuno di questi tre desideri è migliore degli altri. Dicono semplicemente come ti piace imparare.

Come scegliere il proprio primo mazzo, in pratica?

Decidi prima lo scopo. Vuoi imparare i tarocchi come si impara una lingua? Punta su un vero mazzo da 78 carte, Rider-Waite per la salita dolce, Marsiglia per il rigore. Vuoi solo regalarti un rituale di riflessione? Un oracolo basta. Poi guarda le immagini degli arcani minori prima di comprare: se vedere un Cinque di Coppe illustrato ti parla più di un allineamento di coppe, sai già verso quale famiglia pendere. Infine, scegli un’edizione leggibile, dai colori nitidi, di una dimensione che stia bene in mano: maneggerai queste carte centinaia di volte, e il comfort conta più della rarità.

I falsi criteri, quelli che puoi scartare

Il più radicato: «il mazzo deve scegliere te» oppure «non si deve mai comprare il proprio primo mazzo di tarocchi da soli». È un mito, e per giunta un mito commerciale. Nessuna tradizione storica lo impone, dato che i tarocchi sono nati come un gioco che si comprava come un normale mazzo di carte. Questa credenza si è diffusa nel Novecento e lusinga soprattutto l’idea di un oggetto «sacro» che sarebbe sbagliato banalizzare. Compra il tuo mazzo se ne hai voglia: sceglierlo fa già parte del legame.

Un altro falso criterio: il prezzo elevato o l’edizione «caricata energeticamente». Una carta non trae il suo significato dal suo costo. Un Rider-Waite economico si legge altrettanto bene di un’edizione da collezione. Allo stesso modo, diffida della promessa di un mazzo «più potente»: il potere, se esiste, sta nell’attenzione che dedichi alla stesa e nel dialogo che apre con te stessa o te stesso, non nel cartoncino.

Quando avrai scelto, comincia il vero lavoro: familiarizzare con le carte una alla volta, soffermarti su un arcano maggiore come Il Mago che apre il mazzo, poi tessere i legami tra loro. È lì che i tarocchi diventano uno specchio fedele, e il resto del percorso è qui per accompagnarti passo dopo passo. Prenditi il tuo tempo: un mazzo si comprende in anni, non in una serata, ed è proprio giusto così.

Domande frequenti

Marsiglia o Rider-Waite per iniziare?
Se vuoi riuscire a leggere in fretta, quasi già dalla prima sera, scegli il Rider-Waite-Smith. Le sue 78 carte, arcani minori compresi, sono illustrate con delle scene: una figura afflitta davanti a tre coppe rovesciate, un uomo che si allontana su una barca, una sagoma che veglia sotto nove spade. Puoi raccontare quello che vedi ancora prima di conoscere il significato «ufficiale», ed è esattamente ciò di cui un principiante ha bisogno per iniziare a fidarsi di sé. Se preferisci una struttura simbolica essenziale, dove i numeri e i colori contano più delle immagini, scegli il Tarocco di Marsiglia: i suoi arcani minori non sono illustrati (cinque denari sono cinque denari disposti in modo geometrico), quindi all’inizio devi memorizzare qualcosa in più, ma impari a leggere attraverso la struttura invece che attraverso l’aneddoto. Nessuno dei due è superiore all’altro. Il Rider-Waite ti sostiene all’inizio, il Marsiglia ti allena. Molti cominciano dal primo e arrivano al secondo per curiosità.
Bisogna che qualcuno mi regali il mio primo mazzo di tarocchi?
No, è una leggenda, per giunta piuttosto recente. Capita di sentire che un mazzo di tarocchi «deve» essere regalato, mai comprato, altrimenti non funziona bene. Nessuna tradizione storica lo sostiene: i tarocchi sono nati come gioco di carte nell’Italia del Quattrocento, e nessuno, all’epoca, aspettava che qualcuno gli regalasse il mazzo prima di sedersi a giocare. Questa credenza si è diffusa nel Novecento, e conviene soprattutto a chi vende l’idea di un oggetto «sacro». Compra il tuo mazzo da sola o da solo, se ne hai voglia: sceglierlo, pagarlo, aprirlo è già entrare in relazione con lui. Un mazzo ricevuto in regalo può essere un bel dono, ma non ti legherà più di uno che hai scelto tu. Il legame nasce dal tempo che passi con le carte, non dal modo in cui sono arrivate nelle tue mani.
Un oracolo è un buon primo mazzo?
Un oracolo può essere un primo compagno piacevole, ma non ti insegna i tarocchi. Un oracolo (come l’oracolo di Belline o i moltissimi oracoli moderni) non ha una struttura fissa: niente 78 carte, niente arcani maggiori e minori, niente semi elementali. Ogni oracolo ha un proprio sistema, inventato dal suo autore. È al tempo stesso la sua libertà e il suo limite: quello che impari su un oracolo non si trasferisce a un altro oracolo, né tantomeno ai tarocchi. Se cerchi una porta d’ingresso dolce, ricca di immagini, senza una grammatica da memorizzare, un oracolo fa al caso tuo. Se vuoi imparare un linguaggio simbolico trasmissibile, che ti accompagni per tutta la vita e che migliaia di persone condividono, comincia con un vero mazzo di tarocchi.

Fonti

  • Arthur Edward Waite, The Pictorial Key to the Tarot (Londra, William Rider & Son, 1911)
  • Michael Dummett, The Game of Tarot: From Ferrara to Salt Lake City (Londra, Duckworth, 1980)
  • Alejandro Jodorowsky & Marianne Costa, La via dei tarocchi (Milano, Feltrinelli, 2004)