Rituali · stregoneria dolce
Mabon raccogliere prima del buio.
Mabon è il sabbat dell’equinozio d’autunno, il 22 o 23 settembre nell’emisfero settentrionale: giorno e notte si bilanciano un’ultima volta, poi il buio prende il sopravvento. Il suo nome è il più recente della Ruota dell’Anno: scelto nel 1974 a partire da una figura della mitologia gallese, senza alcun legame storico con una festa. I raccolti che racchiude, però, sono antichi quanto i granai.
L'essenziale
- Data
- equinozio di settembre, 22 o 23 settembre (emisfero settentrionale; equinozio di marzo nel sud)
- Posto nella ruota
- una festa solare, l’ingresso nella metà buia dell’anno
- Origine del nome
- scelto nel 1974, da Mabon ap Modron (mitologia gallese)
- Folklore molto reale
- feste del raccolto e della vendemmia, San Michele (29 settembre)
- Temi
- equilibrio, secondo raccolto, cernita
Il nome più nuovo della ruota
Nel 1974, l’americano Aidan Kelly cercava nomi per le tre feste solari che la Ruota dell’Anno, assemblata vent’anni prima intorno a Gerald Gardner e Ross Nichols, aveva lasciato senza nome. Per l’equinozio d’autunno scelse Mabon ap Modron, «il Figlio della Madre»: una figura dei più antichi racconti gallesi, strappato alla madre appena nato e poi liberato dalla sua prigione nella storia di Culhwch e Olwen. Nessuna festa antica porta questo nome; la scelta è poetica, non storica.
Questa giovinezza del nome non toglie nulla al momento. L’equinozio di settembre è sempre stato circondato da feste molto reali: l’inglese «harvest home» che celebrava la fine della mietitura, le vendemmie di tutta l’Europa vinicola, e San Michele il 29 settembre, la data in cui si saldavano affitti e conti agricoli. Il calendario contadino sapeva che settembre chiude i bilanci.
Cosa celebra Mabon
Mabon è il secondo raccolto. Lughnasadh aveva tagliato il primo grano; settembre raccoglie ciò che si conserva: frutta, uva, zucche, noci, tutto ciò che passerà l’inverno nei vasetti, in cantina o in soffitta. Il sabbat celebra questo movimento di rientro: porti verso casa ciò che la stagione luminosa ha prodotto.
È anche l’ultimo giorno di equilibrio: dopo l’equinozio, la notte prevale fino alla primavera. La tradizione vi legge il momento della cernita: cosa conserviamo per l’inverno, cosa lasciamo nel campo? Mabon guarda già verso Samhain, ma senza gravità: è la gratitudine a dominare, quella delle tavole piene.
Tre gesti dolci per Mabon
Cucina un pasto di raccolto con quello che offre settembre: zucca arrosto, uva, mele, noci fresche, e se puoi, una sedia in più a tavola; le feste del raccolto sono sempre state feste di condivisione. Conserva qualcosa della stagione: una composta, erbe essiccate, anche un solo vasetto su uno scaffale racconta la storia.
Cammina al tramonto della sera dell’equinozio: il sole svanisce esattamente a ovest, come a Ostara sei mesi prima. E nel tuo quaderno, fai la tua vendemmia: una colonna per ciò che raccogli da quest’anno, una per ciò che lasci cadere con le foglie. La cernita d’autunno ti invita a viaggiare leggera verso la stagione buia.
Domande frequenti
- Mabon è una festa celtica antica?
- No: il nome risale al 1974, scelto da Aidan Kelly a partire da una figura della mitologia gallese, senza alcun legame attestato con una festa del raccolto. Le celebrazioni dell’equinozio e dei raccolti di settembre, invece, sono antiche e ampiamente documentate nel folklore europeo.
- Perché questo sabbat è stato chiamato «Mabon»?
- Kelly voleva nomi mitologici per le feste solari rimaste senza nome. Mabon ap Modron, il bambino strappato alla madre e poi restituito alla luce nel racconto di Culhwch e Olwen, gli sembrò far eco alla stagione in cui la luce si allontana. La scelta è rimasta, nonostante i dibattiti degli storici.
- Cosa si mangia per Mabon?
- Tutto ciò che porta settembre: zucche, mele, uva, noci, funghi, pane della farina nuova. Non esiste un menu canonico; la tavola di Mabon è semplicemente una tavola di stagione, e il gesto della condivisione conta più della ricetta.