Enneagramma
Scoprire il tuo tipo: più che un test, un’indagine
Questa guida fa parte della serie L’enneagramma: nove modi di stare al mondo (parte 3 di 3).
Scoprire il tuo tipo di enneagramma è meno un test che un’indagine. I questionari sbagliano spesso, perché rispondiamo come la persona che vorremmo essere e perché misurano comportamenti, mentre il tipo abita nella motivazione. Il metodo più affidabile passa dalle tue paure e dalle tue spinte di base: tieni due o tre tipi candidati, ti osservi vivere per qualche settimana e lasci che il tipo si riveli da solo.
Ti sarà già capitato: tre test dell’enneagramma online, tre risultati diversi. Un 2 il lunedì, un 9 il mercoledì, un 4 la sera in cui è andato tutto storto. La tentazione, a questo punto, è concludere che il modello non valga niente, o peggio, tenere il risultato che ti piaceva di più. Esiste una terza via, ed è proprio quella che i migliori autori del settore raccomandano: trattare il test come l’inizio della conversazione, mai come la sua conclusione. Scoprire il tuo tipo è un’indagine, e come ogni buona indagine chiede un po’ di tempo, un po’ di metodo e una vera tenerezza verso il sospettato.
Perché i test dell’enneagramma sbagliano così spesso?
La prima ragione sta tutta in una frase: rispondiamo come la persona che vorremmo essere. Non per disonestà, ma per costruzione. Un questionario ti chiede di descriverti, e la descrizione passa inevitabilmente dall’immagine che hai di te, cioè proprio dalla parte di te più plasmata dal tuo tipo. Il 3 si descrive come vorrebbe essere visto: è il suo riflesso più profondo. Il 9 risponde più o meno quello che mette tutti d’accordo. L’1 risponde quello che dovrebbe rispondere. Il test finisce così per misurare il personaggio, non il motore che gira sotto.
La seconda ragione è strutturale: i questionari misurano comportamenti, e il tipo non si trova lì. Helen Palmer lo ribadisce dall’inizio alla fine della sua opera: il tipo abita nella motivazione, nella piega dell’attenzione, e la motivazione è invisibile dall’esterno, spesso anche dall’interno. Tre persone restano fino a tardi in ufficio stasera: una per brillare, l’altra perché il lavoro non è giusto finché non viene rifatto, la terza perché un collega gliel’ha chiesto e non è riuscita a dire di no. Stesso comportamento, tre tipi diversi, e un questionario che non ci capisce nulla.
Aggiungi infine l’effetto del momento che stai attraversando. Sotto stress scivoli lungo la tua freccia e rispondi con i gesti di un altro punto del cerchio: un 9 esausto si testa come un 6, un 1 allo stremo si testa come un 4. Il risultato fotografa il tuo meteo del giorno, non il tuo clima di fondo.
Una parola, per finire, sui test in sé. Il più conosciuto si chiama RHETI: è opera di Riso e Hudson e appartiene all’Enneagram Institute. Il questionario che trovi su Nohemia non ne è né una copia né un’imitazione: è una riscrittura tutta nostra, domande riformulate con voce propria, pensate come una porta d’ingresso. Ti apre delle piste, non ti dice chi sei. Nessun questionario può farlo, e gli autori seri lo ripetono da soli: il test propone, l’indagine decide.
Come si scopre il proprio tipo, con il metodo delle paure e delle spinte
Se i comportamenti mentono, da dove partire allora? Da ciò che quasi non mente mai: le paure. Riso e Hudson hanno dato al modello la sua formulazione più utile descrivendo, per ogni tipo, una paura di base e una spinta di base: ciò che la persona evita sopra ogni altra cosa, e ciò che cerca sopra ogni altra cosa. È l’osso del tipo, sotto il muscolo dei comportamenti. E l’osso, quello, non cambia con l’umore del giorno.
Il metodo sta in tre gesti. Per prima cosa, leggi le nove paure di base, lentamente: essere corrotto, non essere degno d’amore, non valere nulla, essere insignificante, restare senza risorse, restare senza appoggio, restare imprigionato nel dolore, essere controllato, perdere il legame. I nove ritratti completi sono raccontati nella guida completa all’enneagramma; leggili tutti, anche quelli che sembrano non riguardarti. Non cercare quello che ti descrive meglio: cerca quello che ti punge. La paura giusta non si legge come un ritratto lusinghiero, si legge come un’indiscrezione.
Poi, tieni due o tre tipi candidati, non uno solo. Verifica per ciascuno la spinta di base: la paura dice da cosa fuggi, la spinta dice verso cosa corri, e le due devono suonare vere insieme. Infine osservati vivere, per qualche settimana, con tre domande in tasca. Cosa fai quando nessuno guarda? Quale complimento ti tocca al punto da spiazzarti? E soprattutto: quale rimprovero ti distrugge? Il complimento che tocca punta alla spinta; il rimprovero che distrugge tocca la paura di base, ed è l’indizio più affidabile di tutta l’indagine. Puoi alzare le spalle davanti a cento critiche; quella che ti toglie il fiato conosce il tuo indirizzo.
Le confusioni classiche
Alcune coppie di tipi si somigliano tanto in superficie che confonderle è diventato un classico. Conoscerle ti risparmierà settimane di pista sbagliata.
1 e 6. Entrambi seri, affidabili, attenti alle regole, vagamente preoccupati di sbagliare. Ma l’1 obbedisce a una bussola interiore: sa cosa è giusto, e l’autorità esterna gli interessa solo se è d’accordo con lui. Il 6 cerca un appoggio: la regola lo rassicura perché viene da qualche parte, da una struttura, da un gruppo, da una figura di fiducia. Domanda decisiva: quando l’autorità sparisce, cosa fai? L’1 continua esattamente uguale, la sua legge è interiore. Il 6 cerca prima di tutto su cosa appoggiarsi adesso.
2 e 9. Entrambi accoglienti, disponibili, dotati nel cogliere i bisogni degli altri. Ma il movimento non è lo stesso: il 2 va verso le persone, attivamente, offre, si coinvolge, vuole contare nella tua vita. Il 9 si lascia fondere con le persone: si sintonizza, accompagna, dice sì perché nulla si spezzi. Domanda decisiva: aiutare, per te, significa esistere nello sguardo dell’altro, o preservare la pace? Il 2 ha bisogno di essere necessario; il 9 ha bisogno che nulla si rompa.
4 e 7. Più sorprendente, questa, eppure frequente: entrambi hanno un appetito feroce per l’intensità, per lo straordinario, per tutto ciò che toglie il quotidiano dal suo grigiore. Ma davanti al dolore prendono direzioni esattamente opposte. Il 4 scende: abita la sua tristezza, la esplora, ne fa materia. Il 7 sale: la riformula in aneddoto, cambia stanza, lancia un progetto. Domanda decisiva: quando arriva il dispiacere, ti ci sistemi dentro o ne scappi? Le due risposte sono strategie; non vengono dallo stesso punto del cerchio.
Altre coppie meritano uno sguardo se ancora esiti: 3 e 7 (due energie alte, ma l’una corre dietro al risultato, l’altra dietro all’esperienza), 5 e 9 (due ritiri, ma l’uno protegge la propria energia, l’altro la pace). Ogni volta, il gesto è lo stesso: ignora la superficie, interroga il motore.
Lasciare che il tipo si riveli
L’ultimo ingrediente dell’indagine è il tempo, ed è quello che si salta più volentieri. Concediti settimane, non minuti. Se ti piace scrivere, tieni un piccolo diario di bordo: annota, la sera, il momento della giornata in cui il tuo riflesso è stato più forte, e chiediti cosa stava proteggendo. Le persone vicine possono aiutare, a patto di fare loro la domanda giusta: non «come mi vedi?» (descriveranno i tuoi comportamenti, e a volte la tua ala più del tuo tipo), ma «secondo te, cosa temo di più?». Le risposte hanno a volte una precisione che fa ammutolire la tavolata.
Molte persone descrivono il momento in cui il tipo giusto si rivela nello stesso modo: un misto di risata e disagio, la sensazione di essere lette da sopra la spalla. Se non l’hai ancora provato, non è un fallimento: alcuni tipi si riconoscono lentamente, e il 9, per esempio, può cercarsi a lungo proprio perché sintonizzarsi sulle descrizioni degli altri è il suo riflesso di sempre. Vivere qualche mese con due tipi candidati è una posizione perfettamente onorevole. Il tipo si mostra soprattutto nell’attrito: una rottura, un trasloco, un conflitto sul lavoro ti insegneranno più di dieci questionari.
E quando si sarà mostrato, il paesaggio non farà che iniziare: il tuo tipo pende verso una delle sue vicine e si muove lungo le sue linee, ed è lì che il ritratto prende vita. Le ali e le frecce ti aspettano per questa seconda parte del viaggio. L’indagine gentile ha, in fondo, una sola regola: non stai cercando un’etichetta, stai imparando a coglierti sul fatto. Con il sorriso, possibilmente.
Domande frequenti
- Perché i test dell’enneagramma danno spesso risultati diversi?
- Prima di tutto perché rispondiamo come la persona che vorremmo essere: un questionario chiede di descriversi, e la descrizione passa dall’immagine che hai di te, cioè proprio dalla parte più plasmata dal tuo tipo. Poi perché i test misurano comportamenti, mentre il tipo abita nella motivazione, invisibile dall’esterno e spesso anche dall’interno: tre persone possono avere lo stesso comportamento per tre motivazioni completamente diverse. Infine c’è l’effetto del momento: sotto stress scivoli lungo la tua freccia e rispondi con i gesti di un altro punto del cerchio, per cui il risultato fotografa il tuo meteo del giorno, non il tuo clima di fondo.
- Come si scopre il proprio tipo di enneagramma senza affidarsi solo a un test?
- Il metodo più affidabile parte da ciò che quasi non mente mai: le paure e le spinte di base. Leggi lentamente le nove paure di base e non cercare quella che ti descrive meglio, ma quella che ti punge come un’indiscrezione. Tieni due o tre tipi candidati, non uno solo, e verifica per ciascuno la spinta di base, che deve suonare vera insieme alla paura. Poi osservati vivere per qualche settimana chiedendoti cosa fai quando nessuno guarda, quale complimento ti spiazza e soprattutto quale rimprovero ti distrugge: quest’ultimo è l’indizio più affidabile di tutta l’indagine.
- Quanto tempo serve per trovare il proprio tipo di enneagramma?
- Serve tempo, settimane e non minuti, ed è l’ingrediente che si salta più volentieri. Tenere un piccolo diario di bordo aiuta: annota la sera il momento in cui il tuo riflesso è stato più forte e chiediti cosa stava proteggendo. Vivere qualche mese con due tipi candidati è una posizione perfettamente onorevole, perché il tipo si mostra soprattutto nell’attrito, come una rottura, un trasloco o un conflitto sul lavoro, che insegnano più di dieci questionari.
- Qual è la differenza tra il tipo 1 e il tipo 6 dell’enneagramma?
- Entrambi seri, affidabili e attenti alle regole, ma l’1 obbedisce a una bussola interiore: sa cosa è giusto, e l’autorità esterna gli interessa solo se è d’accordo con lui. Il 6 cerca invece un appoggio, e la regola lo rassicura perché viene da una struttura o da una figura di fiducia. La domanda decisiva è cosa fai quando l’autorità sparisce: l’1 continua esattamente uguale perché la sua legge è interiore, mentre il 6 cerca prima di tutto su cosa appoggiarsi adesso.