Interpretazione dei sogni

I sogni ricorrenti: cosa cerca di dirti la ripetizione

Questa guida fa parte della serie L’interpretazione dei sogni: simbolo, contesto e i suoi limiti (parte 2 di 2).

Un sogno ricorrente è un sogno che torna, identico o appena travestito, a volte per anni. Jung vi leggeva una situazione irrisolta che insiste finché non viene ascoltata; la ricerca contemporanea osserva che questi sogni prolungano le preoccupazioni della veglia e tendono a diradarsi quando la situazione si scioglie. I grandi motivi, cadere, essere inseguiti, i denti, l’esame, la casa, condividono questa logica: la ripetizione è il messaggio, e un diario ti permette di ascoltare ciò che sottolinea.

Di Jade Nohemia 8 min di lettura

Ci sono sogni che passano come treni notturni: li guardi allontanarsi al risveglio, e non tornano mai più. E poi c’è l’altra specie. La stessa scala che cede sotto i piedi, lo stesso dirupo, gli stessi denti che si staccano nel cavo della tua mano. A volte il sogno torna identico, immagine per immagine; a volte cambia costume ma conserva la sua andatura, e lo riconosci dall’emozione che lascia dietro di sé, come si riconosce un passo nel corridoio. Se stai leggendo questa pagina, è probabile che uno di loro ti stia visitando. Diciamolo subito, allora, perché è la chiave di tutto ciò che segue: un sogno che insiste è un sogno che non ha ancora finito di parlarti, e la ripetizione stessa fa parte del messaggio.

Cosa significa fare sempre lo stesso sogno?

La maggior parte dei nostri sogni sono passanti: il rimescolio notturno di una giornata, dissolto in fretta. Il sogno ricorrente, invece, si insedia. Torna nell’arco di settimane, mesi, a volte decenni, identico o appena variato. Molti mettono radici nell’infanzia o nell’adolescenza e riaffiorano in età adulta, nei momenti in cui la vita si fa tesa. Le indagini condotte su grandi raccolte di racconti onirici mostrano che la maggior parte di noi ne conosce almeno uno nel corso della vita, e che la loro tonalità pende quasi sempre verso il disagio: si fugge, si cade, si perde, si arriva troppo tardi. Non si tratta dunque di una stranezza personale, ma di uno dei fenomeni meglio documentati del sonno ordinario. La sua banalità statistica, però, non dice nulla su cosa sia venuto a fare da te, proprio ora. Ed è precisamente questa la domanda.

I grandi ricorrenti e le loro letture classiche

Cinque scenari tornano così spesso, da una persona all’altra e da una cultura all’altra, che la ricerca li classifica tra i «sogni tipici». Le tradizioni interpretative vi hanno attribuito letture fin dall’Antichità: Artemidoro di Daldi, nel secondo secolo, dedicava già intere pagine ai denti che cadono nella sua Onirocritica. Prendi queste letture per quello che sono: non verdetti, ma domande ben poste, da verificare contro la tua vita reale.

La caduta. Il terreno cede, l’ascensore precipita, il dirupo si avvicina. La lettura classica vi legge un sostegno che vacilla: una sicurezza, uno status, un legame che non regge più del tutto. La domanda che ti offre: dove, in questo momento, il terreno ti sembra meno solido di quanto appaia?

L’inseguimento. Qualcuno, qualcosa ti segue, e corri senza quasi mai vederne il volto. È probabilmente il motivo più diffuso in assoluto. La tradizione vi legge un evitamento: ciò che fuggi nel sogno sarebbe ciò che rimandi di giorno, un conflitto, una decisione, un’emozione. La domanda: cosa non hai ancora guardato in faccia?

I denti. Si allentano, si sgretolano, cadono uno dopo l’altro. Le letture abbondano fin dall’Antichità: la paura di perdere, la giovinezza che passa, l’immagine che si dà agli altri, la parola che non si osa pronunciare. A volte, più prosaicamente, una mascella serrata durante la notte. La domanda: cosa temi di perdere, o di lasciar trapelare?

L’esame. Ti ritrovi davanti a un foglio bianco, anni dopo la fine degli studi, senza aver ripassato nulla. Un dettaglio curioso: questo sogno frequenta volentieri proprio chi ha superato brillantemente i propri esami. La lettura classica: la paura di non essere all’altezza nel momento in cui tutti gli occhi sono puntati su di te. La domanda: davanti a chi ti stai esaminando, in questo periodo?

La casa. Scopri una stanza sconosciuta in una casa familiare, oppure torni in quella della tua infanzia, con le pareti cambiate. Jung amava questa immagine sopra tutte le altre: la casa come figura della psiche, con i suoi piani illuminati e le sue cantine. La domanda: quale stanza di te stesso non hai ancora aperto?

Cinque scenari comuni, dunque, ma ricorda la regola del fascicolo: la grammatica è condivisa, la frase è tua. Lo stesso corridoio non racconta la stessa cosa a due sognatori diversi.

Jung: la situazione irrisolta che insiste

Sui sogni ricorrenti, Jung ha un’intuizione di grande semplicità, esposta ne L’uomo e i suoi simboli: se il sogno ha una funzione compensatoria, se viene a mettere in immagini ciò che la coscienza trascura, allora un sogno che si ripete è un messaggio che non è stato ricevuto. La psiche rispedisce la stessa lettera finché nessuno la apre. Qualcosa, nella tua vita, chiede di essere guardato, attraversato, risolto; finché questo non accade, il sogno torna a bussare, allo stesso ritmo, a volte più forte: l’incubo sarebbe allora il pugno sulla porta.

Va detto con chiarezza qual è lo statuto di questa idea: è una cornice d’ascolto, non un fatto dimostrato, e l’inconscio junghiano resta una costruzione teorica. Ma come bussola pratica ha una virtù rara: sposta la domanda. Invece di «cosa significa questo sogno?», ti fa chiedere «cosa, nella mia vita, non è risolto e potrebbe insistere in questo modo?». La prima domanda ti manda al dizionario; la seconda ti riporta a casa.

Cosa osserva la ricerca

La scienza del sogno, prudente sui significati, ha comunque alcune regolarità solide da offrire, e vanno in una direzione sorprendentemente vicina. La più robusta si chiama ipotesi di continuità: i nostri sogni prolungano le nostre preoccupazioni della veglia. G. William Domhoff, che ha dedicato la carriera ad analizzare decine di migliaia di racconti onirici, mostra che il loro contenuto rispecchia fedelmente ciò che occupa chi sogna: le persone care, le paure, i dossier aperti. Il sogno non nasce dal nulla; drammatizza la vita in corso.

In questa cornice, il sogno ricorrente si legge senza mistero: una preoccupazione duratura produce uno scenario duraturo. I ricercatori osservano che questi sogni frequentano volentieri i periodi più carichi, e diversi studi notano che tendono a diradarsi quando la situazione che li alimentava evolve. La scienza non convalida l’inconscio junghiano, ma descrive un meccanismo compatibile con la sua intuizione: qualcosa insiste di notte perché qualcosa insiste di giorno. Sui motivi in sé, invece, resta ferma: i «sogni tipici» sono censiti nella loro forma, mai fissati nel loro significato.

Il diario: il metodo per ascoltare il motivo

Di fronte a un sogno ricorrente, il diario non è un accessorio, è lo strumento. Un sogno isolato ti dà un’immagine; una serie ti dà una direzione. Ecco come procedere.

Annota ogni ritorno, con la sua data, anche solo in due righe. Registra lo scenario, l’emozione dominante, e soprattutto ciò che cambia da una volta all’altra: l’inseguitore si avvicina o perde terreno, la stanza sconosciuta è vuota o abitata, l’acqua sale o si ritira. Poi annota, accanto, cosa sta attraversando la tua settimana: scadenze, tensioni, ritrovi. È la parte che tutti i dizionari ignorano, ed è l’unica che conta.

Dopo qualche settimana, rileggi la serie intera in un colpo solo. Emergono quasi sempre due cose. Prima, la coincidenza dei ritorni: il sogno raramente torna a caso, frequenta certi periodi, certe configurazioni, e il diario te lo mostra nero su bianco. Poi, il senso del movimento: in una serie non sono gli elementi stabili a parlare di più, sono le variazioni. Un dettaglio che cambia tra due ritorni è il sogno che evolve insieme alla tua situazione, a volte leggermente in anticipo sulla tua stessa consapevolezza.

Per rileggere ogni episodio in profondità, elemento per elemento, il metodo completo del contesto prima di tutto è sviluppato nel dossier sull’interpretazione dei sogni: emozione dominante, legame col presente, domanda posta a ogni figura. Il diario del sogno ricorrente ne è semplicemente la versione a lunga durata.

Quando smette di tornare un sogno ricorrente?

È forse l’osservazione più bella su questi sogni: finiscono spesso per tacere, e il loro modo di tacere racconta qualcosa. A volte il sogno semplicemente si dirada, man mano che la situazione che lo alimentava si scioglie, e un mattino ti accorgi che non è tornato da mesi. A volte si trasforma prima di andarsene: ti volti finalmente ad affrontare l’inseguitore, la caduta diventa un volo planato, l’esame va quasi bene. Molti sognatori raccontano questa svolta, e vale la pena tenerla d’occhio nel tuo diario: un cambiamento nel sogno è spesso il primo segnale che qualcosa si è mosso nella giornata, ancora prima che tu l’abbia messo in parole.

Esiste anche il contrario, e non ha nulla di inquietante: un ricorrente scomparso da anni può riaffiorare quando la vita ricompone una configurazione antica, una nuova pressione che somiglia alla vecchia, un nuovo luogo che ricorda quello di prima. Il sogno non torna per perseguitarti; torna perché la domanda è tornata attuale.

Resta una soglia, da nominare con delicatezza: se non sono più sogni che tornano ma notti che si spezzano, incubi incessanti, sonno compromesso, giornate che ne risentono, allora è il tuo riposo a chiedere attenzione, e l’interlocutore giusto diventa un professionista della salute. Per tutto il resto, cioè per la stragrande maggioranza dei sogni che insistono: apri il diario, rispondi alla lettera. Un sogno ricorrente è il più fedele dei corrispondenti. Scrive finché non rispondi, e si placa, spesso, il giorno in cui lo leggi finalmente per quello che era: uno specchio che insiste, mai un verdetto.

Domande frequenti

Cosa significa fare sempre lo stesso sogno?
Un sogno ricorrente è un sogno che torna, identico o appena travestito, a volte per anni, mentre la maggior parte dei sogni sono passanti e si dissolvono in fretta. Jung, ne L’uomo e i suoi simboli, vi legge una situazione irrisolta che insiste: se il sogno ha una funzione compensatoria, un sogno che si ripete è un messaggio che non è stato ricevuto, e la psiche rispedisce la stessa lettera finché nessuno la apre. La ricerca contemporanea, con l’ipotesi di continuità di G. William Domhoff, osserva che questi sogni prolungano le preoccupazioni della veglia: una preoccupazione duratura produce uno scenario duraturo. Molti mettono radici nell’infanzia e riaffiorano nei momenti in cui la vita si fa tesa.
Perché si sogna sempre di cadere o di essere inseguiti?
Cadere ed essere inseguiti sono tra i cinque grandi motivi che la ricerca classifica come sogni tipici, insieme ai denti che cadono, all’esame e alla casa. La lettura classica legge nella caduta un sostegno che vacilla, una sicurezza o un legame che non regge più del tutto; nell’inseguimento, un evitamento, qualcosa che si fugge nel sogno perché si rimanda di giorno, un conflitto o una decisione. Queste tradizioni interpretative risalgono fino ad Artemidoro di Daldi, che nel secondo secolo dedicava già pagine intere a questi motivi nella sua Onirocritica. Vanno prese come domande ben poste da verificare contro la propria vita reale, non come verdetti.
Come si tiene un diario dei sogni per capire un sogno ricorrente?
Annota ogni ritorno del sogno, con la sua data, anche solo in due righe: lo scenario, l’emozione dominante, e soprattutto ciò che cambia da una volta all’altra. Accanto, annota cosa sta attraversando la tua settimana, scadenze o tensioni: è la parte che conta di più. Dopo qualche settimana, rileggi la serie intera in un colpo solo. Emergono quasi sempre due cose: la coincidenza dei ritorni, che mostra come il sogno frequenti certi periodi precisi, e il senso del movimento, perché in una serie sono le variazioni a parlare di più. Un sogno isolato dà un’immagine; una serie dà una direzione.
Quando smette di tornare un sogno ricorrente?
Spesso il sogno si dirada man mano che la situazione che lo alimentava si scioglie, e un mattino ci si accorge che non è tornato da mesi. A volte si trasforma prima di andarsene: ci si volta finalmente ad affrontare l’inseguitore, la caduta diventa un volo planato. Un ricorrente scomparso da anni può anche riaffiorare quando la vita ricompone una configurazione antica: non torna per perseguitare, torna perché la domanda è tornata attuale. Se invece non sono più sogni che tornano ma notti che si spezzano e il sonno ne risente, l’interlocutore giusto diventa un professionista della salute.

Fonti

  • Artemidoro di Daldi, Onirocritica (L’interpretazione dei sogni), II secolo
  • Carl Gustav Jung (a cura di), L’uomo e i suoi simboli (Man and His Symbols, 1964)
  • G. William Domhoff, Finding Meaning in Dreams: A Quantitative Approach (Plenum Press, 1996)
  • G. William Domhoff, The Emergence of Dreaming: Mind-Wandering, Embodied Simulation, and the Default Network (Oxford University Press, 2018)