Glossario Sogni

Inconscio collettivo

L’inconscio collettivo è, nel pensiero di Carl Gustav Jung, lo strato più profondo della psiche, comune a tutta l’umanità e distinto dall’inconscio personale proprio di ciascuno. Ospita gli archetipi, quelle grandi immagini ereditate che si ritrovano nei miti, nelle religioni e nei sogni di tutto il mondo. Jung ne fa il suolo condiviso da cui salgono i simboli universali. Questa ipotesi, centrale nella sua psicologia, resta discussa e propria della sua scuola.

Due piani dell’inconscio

Jung immaginava l’inconscio come una casa a più piani. In cima, il tuo inconscio personale: i tuoi ricordi dimenticati, i tuoi desideri taciuti, ciò che appartiene solo a te. Sotto, più vasto, l’inconscio collettivo, che condivideresti con l’umanità intera. È lì, pensava, che dormono gli archetipi, quelle forme comuni che danno ai sogni degli uomini un’aria di famiglia al di là delle lingue.

Perché le stesse immagini ovunque

Ciò che colpì Jung fu ritrovare gli stessi grandi motivi ai quattro angoli del mondo: il diluvio, l’eroe che scende negli inferi, l’albero della vita, la madre universale. Popoli senza contatti si raccontavano miti stranamente vicini. Vi vedeva la traccia di quell’eredità condivisa. Che tu aderisca o meno all’idea, essa offre una bella chiave per leggere le immagini che ti attraversano.

Cosa cambia per i tuoi sogni

Se questa ipotesi ti parla, i tuoi sogni prendono un altro colore: dietro la tua notte del tutto personale si indovina a volte un motivo più antico, più ampio di te. Il serpente, l’attraversamento dell’acqua, la casa dalle stanze sconosciute non parlano solo della tua storia, ti legano a un immaginario umano immenso. Un modo per sentirti, sognando, accompagnato da un’intera stirpe.

Fonti

  • Carl Gustav Jung, L’uomo e i suoi simboli (1964)
  • Carl Gustav Jung, The Archetypes and the Collective Unconscious (1959)